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INTERPRETAZIONE SOGNI

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Opinioni di un clown

di marni (19/12/2007 - 18:35)

Incipit

Era  già buio quando arrivai  a Bonn. Feci uno sforzo  per dare  al mio arrivo  quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere le scale della stazione, risalire le altre sale, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla  tasca del soprabito, consegnare il biglietto, dirigersi verso l'edicola dei giornali, comperare le edizioni della sera, uscire, far cenno ad un tassì.



Explicit

Interruppi  la mia strofa quando udii la voce al microfono che annunciava un treno da Amburgo...Allora andai avanti. Mi spaventai quando la prima moneta cadde nel cappello: era un soldo, colpì la sigaretta, la sospinse troppo da parte. La rimisi al posto giusto e ripresi a cantare.




Heinrich Boll  "Opinioni di un clown"

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Tag: Heinrich_Boll,Opinioni_di_un_clown,libri,explicit,incipit

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Le parole per dirlo

di marni (05/12/2007 - 21:51)

Incipit

Era un vicolo senza uscita, col selciato in rovina, tutto buchi e cunette, con due stretti marciapiedi in parte distrutti. S' infilava come un dito screpolato tra due  file di villini a uno o a due piani, stretti l' uno contro l'altro. In fondo, era chiuso da due cancelli coperti da una misera vegetazione. Nulla trapelava dalle sue finestre, nessun cenno di intimità, nessuna attività. Sembrava di essere in provincia, invece si era nel centro di Parigi.



Explicit

" Arrivederci dottore."
"Arrivederci signora. Sono a sua disposizione ogni volta che lo desidera, mi farà piacere avere sue notizie se riterrà necessario darmene."
Maledetto ometto, è rimasto mascherato fino alla fine. La porta chiusa dietro di me. Davanti il vicolo, la strada, la città, la terra e una voglia di vivere e di costruire grossa come il pianeta.


Marie Cardinal "Le parole per dirlo"

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Medea

di marni (06/11/2007 - 21:32)

Incipit

Anche gli dei morti governano.Anche gli infelici temono per la loro felicità.Lingua dei sogni. Lingua del passato. Aiutatemi ad uscire, fuori dal pozzo, via dallo strepito nella mia testa, perchè sento strepitare le armi? stanno combattendo? chi combatte? mare, i miei colchi,sento le loro gare nel mio cortile, dove mi trovo? Lo strepito diventerà sempre più forte? Sete. Devo svegliarmi.

Explicit

Che cosa mi resta. Maledirli. La maledizione su tutti voi. La maledizione su voi, specialmente Acamante. Creonte, Agameda. Presbo. Che possa toccarvi una vita  terribile e una misera morte. che i vostri pianti possano salire al cielo senza commuoverlo. IO, Medea, vi maledico. In quale luogo, io? E'  pensabile un mondo, un tempo, in cui io possa stare bene? Qui non c'è nessuno a cui lo possa chiedere. E questa è la risposta.


"Medea" di Christa Wolf


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Il profumo

di marni (10/08/2007 - 12:38)

Incipit

Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia.Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali De Sade, Saint Juste, Fouchè, Buonaparte ecc.. oggi è caduto nell'oblio, non è certo perchè Grenouille stesse indietro a questi più noti  figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralità, empietà insomma, bensì perchè il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella sotria non lascia traccia: nel fugace regno degli odori.

Explicit

Nelle loro anime tenebrose si agitava d'un tratto un'ombra di gaiezza. E sui loro volti aleggiava un tenero, timido barlume di felicità. Per questo forse avevano timore di alzare lo sguardo e di guardarsi negli occhi. Quando poi trovarono il coraggio di farlo, dapprima con circospezione e in seguito senza più riserva, dovettero sorridere. Per la prima volta avevano compiuto un gesto d'amore.


Il profumo di  Patrick Suskind


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Che tu sia per me il coltello

di marni (03/08/2007 - 15:07)

Incipit

Myriam, tu non mi conosci e, quando ti scrivo sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso. Ti ho vista l'altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi.

Explicit

Poi, per un attimo, ha aperto gli occhi, mi ha guardato, e li ha richiusi con dolore. Ho visto le sue ciglia fremere e ha emesso un gemito come non ho mai sentito provenire dalla bocca di un uomo. Ha ripetuto il mio nome, ancora e ancora e ancora. E ricordo anche che, prima di correre verso il bambino, prima di toccare Yair, il mio sguardo è caduto  sulle palme delle loro mani, delle mani di Yair e Yidò. Erano blu,trasparenti per il freddo, e incredibilmente somiglianti. Avevamo entrambi dita lunghe e belle; lunghe sottili e fragili.


"Che tu sia per me il coltello" di   David Grossman

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Siddharta

di marni (29/07/2007 - 11:38)

Incipit

Nell'ombra della casa, sulle rive soleggiate del fiume presso le barche, nell'ombra del bosco di Sal, all'ombra del fico crebbe Siddharta, il bel figlio del Brahmino, il giovane falco, insieme all'amico suo Govinda, anch'egli figlio di Bramihno. Sulla riva del fiume, nei bagni, nelle sacre abluzioni, nei sacrifici votivi il sole bruciava le sue spalle lucenti. Ombre attraversavano i suoi occhi neri nel boschetto di mango, durante i giochi infantili, al canto di sua madre, durante   i santi sacrifici, alle lezioni di suo padre, così dotto, durante le conversazioni dei saggi.

Explicit

Profondamente s'inchinò Govinda, sul suo vecchio viso corsero lacrime, delle quali  egli nulla sapeva, come un fuoco arse nel suo cuore il sentimento del più intimo amore, della più umile venerazione, profondamente egli s'inchinò fino a terra davanti all'uomo che sedeva immobile e il cui sorriso gli ricordava tutto ciò ch'egli avesse mai amato in vita sua, tutto ciò che nella sua vita vi fosse mai stato di  prezioso e di sacro.


Siddharta di Herman Hesse


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Cent'anni di solitudine

di marni (15/07/2007 - 13:55)

Incipit

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.

Explicit

Tuttavia, prima di arrivare al verso finale, aveva già compreso che non sarebbe mai più uscito da quella stanza, perchè era previsto che la città degli specchi ( o degli specchietti) sarebbe stata spianata dal vento e bandita dalla memoria degli uomini nell'istante in cui Aureliano Babilonia avesse terminato di decifrare le pergamene, e  che tutto quello che vi era scritto era irripitebile da sempre  e per sempre, perchè le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra.






Cent'anni di solitudine

di Gabriel  Garcia Màrquez



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Il nome della rosa

di marni (09/07/2007 - 14:15)

Incipit

In principio era il Verbo e il Verbo era presso di Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio  e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l'unico immodificabile evento di cui si possa asserire l'incontrovertibile verità. Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti ( ahi, quanto illeggibili) nell'errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.

Explicit

Sprofonderò nella tenebra divina, in un silenzio muto e in una unione ineffabile. e in questo sprofondarsi andrà perduta ogni eguaglianza e ogni diseguaglianza,  e in quell'abisso il mio spirito perderà se stesso, e non conoscerò ne' l'uguale ne' il diseguale, ne' altro: e saranno dimenticate tutte le differenze, sarò nel fondamento semplice, nel deserto silenzioso dove mai si vide diversità, nell'intimo dove nessuno si trova nel proprio luogo. Cadrò nella divinità silenziosa e disabitata dove non c'è opera ne' immagine. 

Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questo scritto, non so per chi, non so più intorno a che cosa: rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.


Il nome della rosa
di Umberto Eco


A
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La montagna incantata

di marni (08/07/2007 - 10:54)




Incipit


La storia di Hans Castorp che ci accingiamo a raccontare- non già per amor suo ( il lettore troverà in lui un giovane semplice, ma simpatico) bensì per amore della storia che ci sembra altamente degna di essere narrata ( e qui  dovremmo pure far notare in favore di Hans Castorp che si tratta della storia "sua", che non a  tutti capitano tutte le storie) - questa storia è molto lontana nel tempo, è, diremo così già tutta coperta di nobile patina storica e va assolutamente raccontata nel tempo del più remoto passato.

Explicit

Addio..che tu sopravviva o muoia!...Ci sono stati momenti in cui nei sogni che governavi sorse per te, dalla morte e dalla lussura del corpo, un sogno d'amore. Chi sa se anche da questa mondiale sagra della morte, anche dalla febbre maligna che incendia tutt'intorno il cielo piovoso di questa sera, sorgerà un giorno l'amore.



La montagna incantata

di Thomas Mann


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Memorie di Adriano

di marni (21/05/2006 - 14:45)

Incipit

Mio caro Marco, sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di  primo mattino. Ho deposto mantello e tunica, mi sono adagiato sul letto. Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me,  e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore.

Explicit

I nostri rapporti con gli altri non hanno che una durata; quando si è ottenuta la soddisfazione, si è appresa la lezione, reso il servigio, compiuta l'opera, cessano; quel che ero capace di dire è stato detto, quello che potevo apprendere è stato appreso. Occupiamoci ora di altri lavori.






Memorie di Adriano  di Marguerite Yourcenar


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Il maestro e Margherita

di marni (17/05/2006 - 16:37)

Incipit

Nell'ora di un caldo tramonto primaverile apparvero presso gli stagni Patriarsic due cittadini. Il primo - sulla quarantina, con un completo grigio estivo - era di bassa statura, suro di capelli, ben nutrito, calvo,teneva in mano una dignitosa lobbietta,e il suo volto, rasato con cura, era adorno di un paio di occhiali smisurati con una montatura nera di corno.

Explicit

Allora la luna diventa tempestosa, getta fiumane di luce su Ivan, spruzza la luce in ogni direzione, la stanza si inonda di luce lunare, a luce oscilla, si alza più in alto, sommerge il letto. Ed è allora che Ivan Nikolaevic dorme col volto felice. Al mattino si sveglia taciturno, ma completamente tranquillo e rimesso. La sua martoriata memoria si placa, e fino al prossimo  plenilunio nessuno inquieterà il professore: ne' l'assassino col naso infossato di Hesta, ne' il feroce quinto procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato.


Il maestro e Margherita di  Michail Bulgakov


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I fiori blu

di marni (16/05/2006 - 20:24)



Incipit

Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno il Duca d' Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente.

Explicit

Alll'indomani le acque s'erano ritirate nei letti e ricettacoli consueti e il sole era già alto sull'orizzone, quando il duca si svegliò. Si avvicinò ai merli per considerare un momentino la situazione storica. Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori  blu  stavano già sbocciando.



" I fiori blu"  di Raymond Queneau ( traduzione di Italo Calvino)


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Don Chisciotte della Mancia.

di marni (15/05/2006 - 19:35)

Incipit

In un villaggio della Mancia, di cui non voglio ricordare il nome, viveva, non molto tempo fa, uno di quei nobili che hanno una lancia nella rastrelliera, un antico scudo, un magro ronzino e un veloce levriero. Un piatto di carne, più vacca che montone, spezzatino il più delle sere, frittata con prosciutto il sabato, lenticchie il venerdì, con l'aggiunta di qualche piccioncino la domenica consumavano i tre quarti della sua rendita.


Explicit
E con ciò tu avrai compiuto il tuo dovere cristiano, dando buoni consigli a chi ti vuol male, ed io resterò soddisfatto ed orgoglioso d'esser stato il primo a godere peri ntero il frutto della sua storia, come desideravo, poichè altro non è stato il mio intento se non quello di far odiare agli uomini le false e stravaganti vicende dei libri di cavalleria, che grazie alle imprese del mio vero Don Chisciotte, vanno ormai zoppicanti e non v'è alcun dubbio  che finiranno per cadere del tutto. Vale.


Miguel De Cervantes- Don Chisciotte della Mancia


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